Turn on Javascript in your browser settings to better experience this site.

Don't show this message again

This site uses cookies. By continuing to browse the site you are agreeing to our use of cookies. Find out more

Central banks shouldn’t give up on their medium-term inflation objectives.

Non è il momento di abbandonare i target inflazionistici

  • 20dic 17
  • Jeremy Lawson Chief Economist, Standard Life Investments

La politica monetaria è a un punto di svolta. Le misure straordinarie di sostegno introdotte dalle Banche centrali sono gradualmente in fase di ritiro grazie alla migliore salute delle economie e alla performance dei mercati finanziari. Ciononostante, gli investitori continuano a essere scettici riguardo all'entità dei rialzi dei tassi da parte delle Banche centrali, poiché l'inflazione rimane ostinatamente bassa in gran parte dei paesi avanzati.

Storicamente, a un calo della disoccupazione corrisponde in genere entro breve tempo un naturale aumento dell'inflazione. Tuttavia questo rapporto – descritto dalla curva di Phillips – è andato incontro a un significativo indebolimento dopo la crisi finanziaria. Persino in economie come quelle di Stati Uniti, Germania e Giappone, dove il tasso di disoccupazione è sceso al di sotto dei livelli considerati fisiologici, scarseggiano i segnali di un’accelerazione dell'inflazione.

Questa anomalia ha indotto gli operatori a profonde riflessioni. La curva di Phillips è stata completamente sconfessata? Oppure è necessario che la politica monetaria resti accomodante più a lungo per controbilanciare le forze cicliche e strutturali che affossano l'inflazione? La risposta a queste domande, che lascerà con il fiato sospeso ben oltre l'inizio del prossimo anno, influirà in misura determinante sulle scelte di politica monetaria e sui prezzi degli asset in futuro.

Ripensare la politica monetaria?

La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) è capofila di un movimento che chiede di ripensare i quadri di riferimento della politica monetaria. La BRI sostiene che la bassa inflazione sia dovuta principalmente agli effetti benigni della globalizzazione e dei progressi tecnologici e ritiene che l'impegno delle Banche centrali a mantenere tassi d'interesse ultra bassi stia distorcendo l'economia e amplificando i cicli finanziari.

In conclusione, secondo la BRI, le Banche centrali dovrebbero attribuire meno importanza all'inflazione e uscire più velocemente dalle misure accomodanti.

Dal canto loro, le Banche centrali non condividono questa linea di pensiero. Convengono sul fatto che l'inflazione risenta di limitazioni strutturali e che salari e prezzi al consumo siano diventati meno sensibili all'andamento della disoccupazione. Tuttavia, la maggior parte dell’ambiente che ruota introno alle autorità monetarie centrali è convinta che l'inflazione sia ancora così bassa perché la ripresa post-crisi continua a essere anemica mentre la capacità inutilizzata non è stata del tutto rimossa. Le conclusioni che le Banche centrali traggono da quest’epoca di bassa inflazione sono dunque molto diverse da quelle a cui è giunta la BRI: le politiche monetarie devono restare accomodanti più a lungo, semplicemente occorrerà un tempo maggiore per risanare i danni provocati dalle crisi trascorse e per sentire gli effetti derivanti dalla graduale erosione della capacità inutilizzata.

Il pericolo di avere bassa inflazione e bassi tassi ancora più a lungo…

Questo dibattito non ha nulla di accademico, anzi. A mio parere, l'abbandono degli obiettivi inflazionistici di medio termine da parte delle Banche centrali sarebbe un atto pericoloso, poiché terrebbe l'inflazione e i tassi d'interesse su livelli ultra bassi ancora più a lungo, deprimendo ulteriormente le aspettative inflazionistiche. Inoltre, comprometterebbe la capacità delle Banche centrali di contrastare future recessioni e shock deflazionistici, poiché ci sarebbe meno margine per un adeguamento dei tassi d'interesse e dei salari reali. L'unica conseguenza sarebbe dunque quella di aumentare la produzione e la volatilità dei mercati finanziari. Oltretutto, se un appiattimento dell'inflazione viene accettato una volta, perché non potrebbe esserlo di nuovo? Intanto, il valore reale degli asset obbligazionari diminuirebbe più lentamente, penalizzando la domanda.

Il modo migliore per gestire il ciclo finanziario è appoggiarsi a una regolamentazione mirata, imporre strumenti di vigilanza prudenziale più efficaci e mantenere obiettivi inflazionistici flessibili.

La crisi finanziaria ha dimostrato quanto possano essere destabilizzanti gli squilibri a livello di prezzi degli asset e del credito. Tuttavia, la crisi è stata perlopiù dovuta a un fallimento normativo e non della politica monetaria. Ergo, il modo migliore per gestire il ciclo finanziario è appoggiarsi a una regolamentazione mirata, imporre strumenti di vigilanza micro e macro-prudenziale più efficaci e mantenere obiettivi inflazionistici flessibili per garantire che le autorità monetarie e quelle finanziarie si muovano all'unisono.

Le Banche centrali non hanno gettato la spugna

Per fortuna, le autorità monetarie non hanno ancora rinunciato ai propri target inflazionistici. È dunque improbabile che le loro risposte cambino in misura significativa nel breve termine, anche se permarranno le difficoltà di gestire la politica monetaria in un mondo in cui l'inflazione è meno reattiva e i livelli medi di crescita e i tassi d'interesse saranno più bassi.

Di conseguenza, è inevitabile che vengano introdotte misure sperimentali, soprattutto quando si presenterà la prossima recessione.

Tra le opzioni contemplate vi è la possibilità che le Banche centrali acquistino asset reali invece di limitarsi a quelli finanziari nel momento in cui si dovesse ricorrere a politiche monetarie non convenzionali, coordinando tali acquisti con i governi. Ben Bernanke (ex presidente della Fed) ha di recente suggerito la possibilità che le Banche centrali adottino temporaneamente un sistema di controllo dei livelli dei prezzi, il cosiddetto price-level targeting, che prevede un meccanismo di compensazione con fasi di inflazione al di sotto del target e fasi di inflazione al di sopra del target quando i tassi di riferimento raggiungono il limite inferiore. Non è escluso che vengano prese in considerazione modalità per ridurre lo stesso limite inferiore trovando soluzioni più sicure per ottenere tassi d'interesse negativi. Naturalmente, una sperimentazione porta sempre conseguenze involontarie. Se gli investitori pensano che affrontare l'ultimo decennio sia stato difficile, non hanno ancora visto niente.





This Content Component encountered an error