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US economy weathers storms

L’economia USA ha superato la tempesta?

  • 21nov 17
  • Paul Diggle Senior Economist, Aberdeen Solutions

Nel terzo trimestre l’economia statunitense è cresciuta del 3% e, in base alla nostra previsione a breve termine, la crescita sottostante è persino più robusta.

Le estreme condizioni metereologiche che si sono abbattute a fine estate sugli Stati Uniti hanno creato disastri, ma senza diventare un’effettiva minaccia per l’economia. I dati pubblicati la scorsa settimana mostrano che nel terzo trimestre gli Stati Uniti sono cresciuti del 3% annualizzato, un ritmo più rapido del previsto, per quanto in lieve flessione rispetto al secondo trimestre. I consumi, gli investimenti da parte delle società, le esportazioni e le scorte di magazzino sono tutti elementi che hanno fornito un contributo positivo, seppur in parte rallentati dagli investimenti residenziali sotto tono. Tale espansione segna i primi due trimestri consecutivi di crescita USA oltre il 3% in oltre tre anni.

Secondo i dati, gli uragani Harvey e Irma hanno provocato una battuta d’arresto solo temporanea per l’economia che si è poi ripresa rapidamente.

Anzi, secondo le nostre previsioni in tempo reale, l’attività economica sottostante potrebbe essere persino più solida di quanto riportato dai dati ufficiali. Questa previsione a brevissimo termine, che incorpora un’ampia serie di dati economici aggiornati, applica diversi filtri statistici ed estrae l’attività economica sottostante. In base a tale indicatore, a ottobre l’economia americana stava crescendo a un tasso annualizzato del 4,1%. Secondo i dati, gli uragani Harvey e Irma hanno provocato una battuta d’arresto solo temporanea per l’economia che si è poi ripresa rapidamente. La crescita sottostante è migliorata rispetto al minimo del 2,3% di inizio 2016, quando imperversavano i timori di una stagnazione.

La discrepanza tra la previsione a breve termine e i dati ufficiali dipende probabilmente dal fatto che la nostra previsione si basa su dati economici concreti raccolti in tempo reale, come vendite al dettaglio, nuove costruzioni, produzione industriale e richieste di disoccupazione, che dipendono dall’attività economica sottostante. Al contrario, i dati ufficiali sul Pil sono pubblicati su base trimestrale, con un ritardo di sei settimane, e sono influenzati dal cambio di stagione, dal livello delle scorte aziendali e da altri fattori una tantum difficili da prevedere. Spesso tali dati vengono rivisti non appena sono disponibili informazioni aggiuntive.

La previsione a breve termine ci dice che la stima ufficiale del Pil del terzo trimestre potrebbe essere rivista al rialzo in un secondo momento e che anche il dato relativo al quarto trimestre potrebbe essere più positivo. Inoltre la crescita economica potrebbe essere ulteriormente stimolata se il presidente Trump riuscisse a far approvare i tagli fiscali alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.

Certo, la tessera mancante del puzzle è ancora l’inflazione.

La crescita economica robusta lascia presagire un rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale USA a dicembre e altri rialzi il prossimo anno, indipendentemente da chi sarà il presidente della Federal Reserve. Certo, la tessera mancante del puzzle è ancora l’inflazione. L’inflazione core per i consumi personali (PCE) a settembre era dell’1,6%. Di questo dato, l’indicatore core, che sottrae le componenti volatili dei prezzi dell’energia e degli alimentari, era dell’1,3% soltanto, entrambi numeri ben al di sotto del target della Federal Reserve del 2%.

Ma con l’economia in crescita oltre il tasso tendenziale del 2% circa, la capacità inutilizzata diminuisce. Questo potrebbe infine tradursi in un aumento dell’inflazione – ammesso che il tanto discusso rapporto espresso dalla curva di Phillips sia ancora valido – e la Federal Reserve potrebbe intervenire in previsione delle future pressioni inflazionistiche.





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