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UK productivity – puzzle solved?

Il Regno Unito di fronte all’enigma della produttività

Finalmente qualche buona notizia sulla crescita della produttività nel Regno Unito. Un’espansione dello 0,8% nel Q4 del 2017, dopo un aumento dello 0,9% nel trimestre precedente, evidenzia i sei migliori mesi di crescita dallo scoppio della crisi finanziaria globale. Ci è voluto parecchio tempo. In realtà erano decenni che il Regno Unito rimaneva un passo indietro sul fronte della produttività, ma la situazione era peggiorata dopo la crisi. Si tratta di un cambio di rotta oppure di un’ingannevole aurora?

L’enigma della produttività

Nelle tre decadi che hanno preceduto la crisi finanziaria globale, la produttività nel Regno Unito è cresciuta in media del 2,3% all’anno. Nel 2007 un lavoratore medio produceva quindi il doppio rispetto a trent’anni prima. Dopo la crisi finanziaria, la crescita della produttività annua si è però attestata mediamente sullo 0,4% e, prima della recentissima ripresa, non si era visto alcuno di quei segnali di recupero della produttività che di solito ci si aspetta dopo una recessione.

Mentre il lavoratore medio produce il doppio rispetto al 1970, produce solo poco più dell’1% in più rispetto a dieci anni fa.

Anche il confronto con altri paesi fa riflettere. La produttività del lavoro è, in media, superiore del 18% nel resto delle principali economie sviluppate del G7, e il divario di recente si è ulteriormente ampliato. Dal 2007, solo l’Italia ha riportato risultati inferiori. Per recuperare rispetto agli altri paesi del G7, il Regno Unito dovrebbe finire entro l’ora di pranzo del giovedì il lavoro che oggi riesce a completare nell’intera settimana lavorativa di cinque giorni.

La produttività conta poiché è fondamentale nella definizione delle prospettive economiche. Una ricerca della Bank of England ha evidenziato che, nel tempo e in diversi paesi, l’incremento di produttività si può associare a un aumento dei salari, a un incremento dei consumi e al miglioramento delle condizioni di salute dei cittadini. Oggi il lavoratore britannico trascorre molto meno tempo a lavorare rispetto ai suoi antenati dell’epoca vittoriana, con una produttività aumentata di 20 volte rispetto al 1830, un reddito nazionale pro capite aumentato di 12 volte e i consumi di 9 volte. Negli studi comparativi fra diverse economie, la maggiore produttività del lavoro è inoltre associata a un’aspettativa di vita più lunga e al calo dei tassi di mortalità infantile.

Come si spiega l’enigma

I servizi finanziari e il settore manifatturiero insieme rappresentano meno del 25% dell’attività economica del paese, ma il 75% della flessione della crescita della produttività dopo la crisi finanziaria è concentrato in questi due settori. Nel caso della finanza, queste dinamiche dipendono in parte da quelli che sembravano grandi progressi all’inizio degli anni 2000, che si sono invece dimostrati insostenibili e poi anche dannosi. E che hanno portato a una supervisione più rigorosa dopo la crisi. Per il settore manifatturiero, gli eccellenti risultati prima della crisi dipendono probabilmente dai progressi una tantum collegati alla globalizzazione, che si sono trasformati in un auento delle pressioni competitive e nella spinta all’innovazione.

Il rallentamento della produttività nel Regno Unito dopo la crisi finanziaria si può spiegare esaminando in dettaglio diversi settori.

Ma c’è un denominatore comune. L’80% del calo della produttività complessiva dipende dal rallentamento della produttività totale dei fattori (TFP). Un TFP deludente si può riflettere nell’incapacità di produrre innovazione o di migliorare i processi produttivi. Dopo la crisi, i timori riguardo alla tenuta della ripresa potrebbero aver spinto le società a soddisfare la domanda incrementando la manodopera anziché gli investimenti di capitale, e questo perché è più facile fare marcia indietro nel primo caso che nel secondo, qualora le condizioni economiche volgessero al peggio.

Analogamente, i dipendenti potrebbero essere stati incoraggiati a lavorare di più, adottando un orario più flessibile, e questo potrebbe aver contenuto la crescita dei salari reali, ancora una volta spingendo le aziende a privilegiare il ricorso alla manodopera rispetto all’investimento di capitali. Certamente, l’importanza di questo fattore d’incertezza, sia per le società che per i lavoratori, potrebbe aver colpito in particolare il Regno Unito per via della preponderanza dei servizi finanziari nell’attività economica. Inoltre, le incertezze correlate alla Brexit potrebbero aver spinto le aziende a posticipare investimenti che avrebbero altrimenti fatto in condizioni diverse.

Soluzione dell’enigma

Alla luce di queste puntualizzazioni, dovrebbe dunque sorprendere l’inversione di tendenza della produttività nel secondo semestre 2017? Non proprio. Il contributo del settore finanziario al PIL e alla crescita della produttività non tornerà tanto presto sui livelli di boom pre crisi, ma il processo di deleveraging successivo alla crisi forse ha esaurito il suo corso. Qualora la performance del settore finanziario dovesse essere anche solo in linea col resto dell’economia, come ha spiegato la Bank of England, sarebbe di grande stimolo per la crescita della produttività complessiva. A livello aggregato, c’è qualche segnale che gli investimenti da parte delle società stiano aumentando, forse alla luce del miglioramento dell’occupazione e delle pressioni sui salari che stanno emergendo in alcuni settori. Comunque, sarebbe sciocco credere che l’enigma sia stato risolto sulla base di una manciata di dati. La crescita della produttività è stata ripetutamente deludente negli ultimi dieci anni ed è ancora inferiore del 15% circa rispetto ai livelli di prima della crisi.

Qualunque siano le prospettive sulla produttività, nel Regno Unito contano davvero

Per la Bank of England, influenzeranno il futuro andamento dei tassi di interesse. Col tasso di disoccupazione già sceso al 4,4%, le prospettive per la disponibilità di manodopera nel Regno Unito sembrano relativamente sotto tono, in particolare alla luce della Brexit. La produttività sarà l’elemento determinante per la rapidità con cui l’economia potrà espandersi senza generare inflazione. Per il governo britannico e non solo, il reddito può aumentare in assenza di un miglioramento della produttività solo se la forza lavoro lavora di più. La stagnazione della produttività dopo la crisi finanziaria globale ha spinto molti elettori verso condizioni di vita immobili o in deterioramento. In tale contesto, un calo della produttività si può trasformare presto in malcontento politico e sociale. Risolvere l’enigma della produttività potrebbe avere dunque anche un notevole impatto positivo sul dividendo politico.





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