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Xi Jinping is set to be one of the most powerful Chinese leaders in recent history.

Il grande Xi renderà la Cina più prospera?

  • 02nov 17
  • Paul Diggle Senior Economist, Aberdeen Solutions

Xi Jinping è stato acclamato come il leader cinese più potente dopo Mao Tse-Tung. Il tempo ci saprà dire se questo sarà un fattore positivo oppure negativo per l’economia.

I leader cinesi si sono riuniti a fine ottobre durante il 19th Congresso del Partito Comunista Cinese, l’assemblea plenaria che si tiene ogni cinque anni per decidere chi sarà alla guida del partito e per delineare le priorità economiche e politiche del paese.

Ai vertici del Partito Comunista Cinese si sono verificati tre cambiamenti di grande rilievo.

Primo, Xi è riuscito a restare al timone con i suoi fedeli alleati. Almeno tre delle sette nomine del Politburo Standing Committee che governa la Cina continuano ad appartenere alla cerchia ristretta dei sostenitori di Xi: Zhao Leji, Wang Huning e Li Zhanshu.

Secondo, il suo contributo ideologico noto come “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” farà formalmente parte della costituzione del partito.

Questo aspetto è simbolicamente importante considerando che Xi è l’unico leader oltre a Mao ad aver visto iscritto il suo nome nella costituzione mentre è ancora al potere.

È significativo anche il contenuto del pensiero di Xi Jinping: crescita equilibrata, innovazione industriale, una legge forte e un ruolo più attivo nelle questioni internazionali. Fa pensare che la Cina potrebbe sostenere il “socialismo con caratteristiche cinesi” come modello di sviluppo unico e peculiare che altri paesi potranno prendere a esempio in alternativa al modello del capitalismo occidentale che si accompagna alla democrazia liberale.

Terzo, Xi si è garantito la possibilità di restare al potere anche dopo il 2022 quando scadrà il suo secondo mandato quinquennale. Nessun membro del Politburo Standing Committee potrà più essere eletto per due mandati come futuro presidente se verrà rispettata l’età pensionabile per i funzionari del Partito comunista che è di 67 anni.

Questo significa che non c’è un successore designato a prendere il posto di Xi, che potrebbe così rimanere saldo al suo posto per i prossimi dieci anni.

In che modo questi importanti sviluppi politici si rifletteranno sull’outlook economico?

La nostra previsione a breve termine sull’attività economica cinese – costruita su un’ampia gamma di dati aggiornati che consentono di comprendere meglio l’economia rispetto ai numeri spesso fuorvianti che si evincono dal Pil – sembra indicare un possibile rallentamento. Recentemente, il governatore uscente della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, ci ha messi in guardia su un possibile Minsky moment in Cina, ovvero un’improvvisa correzione della rapida crescita del credito che, invertendo la tendenza, potrebbe trascinare con sé l’economia.

Sono rischi che conosciamo bene: a nostro giudizio, un hard landing in Cina non è imminente. Ma al 19thCongresso del Partito, Xi ha fatto poco per portare avanti l’agenda delle riforme economiche che metterebbero la Cina su un percorso di crescita più sostenibile nel lungo periodo. Ha menzionato la necessità di concentrarsi sulla qualità anziché sulla rapidità della crescita. Ha dichiarato che “le case dovrebbero essere costruite per farci vivere le persone, non per speculare”. Ma ha anche confermato l’impegno a plasmare, entro il 2020, una “società moderatamente prospera”, e questo implica obiettivi di crescita aggressivi per i prossimi anni. Xi vuole “aziende statali forti e grandi” e anche “impedire la perdita dei beni dello Stato”. Queste dichiarazioni sembrano allontanare parecchio la speranza che durante il secondo mandato di Xi si possa assistere a una ristrutturazione del settore statale trainata dal mercato.

Sono passati 25 anni da quando la Cina è diventata un paese a medio reddito. Molte economie restano ferme su questo livello perché la competitività dei salari diminuisce e la crescita rallenta.

I prossimi cinque anni saranno fondamentali se la Cina vuole sfuggire alla famigerata “middle income trap”, trappola del reddito medio.

A nostro avviso, le chance della Cina sono discrete – ma non è ancora chiaro se il consolidamento di potere da parte di Xi contribuirà a questo processo oppure lo ostacolerà.





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