Turn on Javascript in your browser settings to better experience this site.

Don't show this message again

This site uses cookies. By continuing to browse the site you are agreeing to our use of cookies. Find out more

ESG: Feeding into food safety

ESG: nutrire la sicurezza alimentare

  • 19feb 18
  • Cindy Rose Head of Responsible Investing

Da dove arriva il cibo che mettiamo nei nostri piatti? È una domanda che molti non si pongono. Oltre agli aspetti legati alla salute, ci sono altre buone ragioni per le quali, come investitori, dovremmo esaminare con attenzione la catena di distribuzione dell’industria alimentare.

Nel 2016 gli utili di Chipotle Mexican Grill, una società dell’indice S&P 500 con sede a Denver, in Colorado, crollarono del 95% in seguito a un’epidemia di Escherichia coli scoppiata nei ristoranti della catena che provocò un avvelenamento da cibo a quasi 500 persone.

Sfortunatamente il caso di Chipotle non è un episodio isolato. Secondo il Dipartimento dell’agricoltura statunitense (USDA), le malattie di origine alimentare costano agli Stati Uniti oltre 15,6 miliardi di dollari all’anno. È preoccupante che l’indagine poi condotta sul caso Chipotle da parte del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) si sia conclusa senza riuscire a identificare gli ingredienti effettivamente colpevoli dell’epidemia. Il CDC attribuì tale difficoltà all’eccesso di ingredienti utilizzati contemporaneamente nelle preparazioni. L’incapacità di tracciare e contenere la diffusione delle malattie di origine alimentare può mettere a rischio delle vite.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), oltre 200 malattie si diffondono attraverso il cibo.

Il CDC riferisce che una persona su sei si ammala ogni anno per aver mangiato alimenti contaminati. Di conseguenza, la sicurezza alimentare è probabilmente il fattore più importante da considerare quando si valutano i criteri ESG di società che operano nell’industria alimentare e agricola.

Una porzione globale di regole

Oggi è raro che un alimento provenga da uno specifico luogo; la globalizzazione della catena di fornitura alimentare rende molto difficile risalire all’origine di una fonte di contaminazione. Circa il 15% del cibo degli Stati Uniti viene importato, tra cui l’80% del pesce, il 50% della frutta fresca e il 20% della verdura fresca, secondo i dati del Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali del Regno Unito, il 30% del cibo consumato nel paese nel 2016 è stato importato dall’Unione Europea.

Lo scambio di prodotti alimentari tra paesi ha evidenti vantaggi, tuttavia i governi sono sempre più consapevoli dei rischi per la sicurezza che questo comporta e dunque hanno stabilito delle regole a garanzia dell’integrità degli alimenti importati ed esportati.

Dieci anni fa, la US Food and Drug Administration (FDA) ha ampliato la sua presenza all’estero con l’apertura di sedi in Cina e India allo scopo di facilitare le ispezioni e la presenza presso enti e industrie estere. Nel 2011 il Vietnam ha introdotto 54 norme attraverso la sua Legge per la sicurezza alimentare, costringendo le aziende del settore ad affinare i processi produttivi e distributivi.

Sebbene i governi stiano prendendo provvedimenti importanti per incrementare la sicurezza alimentare, le normative e le ispezioni, ciascuno opera in base alla propria legislazione domestica. Questo fattore può rappresentare un ostacolo visto che l’aumento della popolazione mondiale e la riduzione dell’offerta di cibo spingerà alcuni paesi a incrementare notevolmente l’import alimentare. Per esempio, la UK National Farmers’ Union ha riferito nel 2015 che, nel giro di una generazione, oltre la metà del cibo che serve al paese dovrà arrivare dall’estero.

La responsabilità dell’industria alimentare

Ma le norme imposte dai governi sono insufficienti da sole a garantire la sicurezza sul cibo. Infatti, quest’anno gli ispettori governativi degli Stati Uniti non hanno preso alcun provvedimento nel 20% dei casi di gravi rischi per la sicurezza alimentare rilevati negli impianti di lavorazione; sono dati dell’Ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento della salute e dei servizi umani americano e un rapporto del Washington Post ha sottolineato che sono diminuiti i finanziamenti diretti a questo ufficio.

L’onere non dovrebbe però ricadere solo sui governi.

Le società che operano nell’industria alimentare sono responsabili della sicurezza dei propri consumatori.

Oltre al fatto che gli scandali sulla sicurezza alimentare fanno male ai conti della società. Chipotle sta ancora cercando di riprendersi dopo l’incidente dell’E. coli di oltre un anno fa. Il 13 ottobre 2015, poco prima dello scoppio dell’epidemia, il titolo Chipotle scambiava a circa 757 dollari per azione; al 18 dicembre 2017, il titolo ha chiuso vicino ai 312 dollari (vedi grafico).

Prezzo storico del titolo Chipotle Mexican Grill (CMG) nel periodo 13 ottobre 2015-18 dicembre 2017

I problemi legati alla sicurezza alimentare esistono, tuttavia spetta alle società garantire l’adozione di adeguate misure di governance per affrontarli in modo efficace e idealmente per prevenirli.

Il nostro menù sulla sicurezza alimentare

Quando ragioniamo sulla sicurezza alimentare e su come possa influire sull’andamento di una società, prendiamo in considerazione queste tematiche:

  • eventuali sanzioni e impatto immediato sulla società e sulla quotazione del titolo, come nell’esempio di Chipotle;
  • danni alla reputazione;
  • interconnessione della catena di distribuzione alimentare e possibile difficoltà nel tracciare le fonti di contaminazione;
  • potenziali problemi di sicurezza alimentare derivanti dall’incremento del consumo di alimenti confezionati;
  • potenziali problemi di sicurezza alimentare derivanti da procedure inadeguate, abusi o corruzione;
  • possibili multe, sanzioni e cause legali. Nel Regno Unito, per esempio, la magistratura può imporre sanzioni e persino ordini di custodia cautelare a chi mette in commercio cibo rischioso.
  • Gli incidenti che riguardano la sicurezza alimentare possono produrre conseguenze negative per le società che operano nell’industria alimentare e agricola.

    Valutando in modo adeguato queste aziende attraverso un’accurata analisi dei fattori ESG, possono emergere eventuali falle nel processo aziendale prima che si trasformino in un problema più grave.

    Case study: storia di due aziende

    Danone

    Nel 2013 Danone dovette richiamare la sua linea per la nutrizione infantile Dumex in Cina a causa di forti sospetti emersi sulla qualità degli alimenti di un fornitore, la Fonterra. Nonostante sia stato poi appurato che si trattava di un falso allarme, il danno alla reputazione ormai era stato fatto. Danone procedette con il richiamo, ma la fiducia tra i consumatori era ormai calata.

    Mead Johnson

    Un caso analogo negli Stati Uniti mostra un approccio completamente diverso. Il colosso di alimenti per l'infanzia Mead Johnson fu accusato della morte di un bambino. Subito dopo l’incidente, la società pubblicò un’informativa sui controlli qualità che erano stati condotti e diffuse rapidamente i risultati dei test che dimostravano che la società non aveva colpe. Una comunicazione aziendale efficace, un efficiente centro di gestione delle emergenze e una corretta diffusione delle informazioni al pubblico consentirono a Mead Johnson di conservare la sua reputazione di fronte a un caso che avrebbe potuto risultare assai peggiore. Grazie alla risposta rapida ed efficace, la società non subì i danni della Danone.

    Al microscopio, le procedure per la sicurezza alimentare

    Le società che operano in campo alimentare e agricolo possono evitare conseguenze potenzialmente dannose per l’azienda attraverso processi integrati che riducano al minimo le problematiche di sicurezza alimentare e di controllo della diffusione di eventuali malattie. Ecco, secondo noi, alcuni dei provvedimenti adeguati ai fini della prevenzione:

  • una rigorosa supervisione della catena di distribuzione, che comprenda delle politiche standardizzate nei confronti dei fornitori, valutazione dei fornitori da parte di terzi, supervisione del consiglio di amministrazione e remunerazione degli amministratori in linea con gli obiettivi di performance;
  • l’obiettivo di rispettare gli standard più elevati su scala globale;
  • massima trasparenza su tutte le questioni relative alla sicurezza alimentare, alle sanzioni e alle tecniche di contenimento dei rischi;
  • specifiche procedure di emergenza per affrontare eventuali problematiche di sicurezza alimentare, per esempio azioni proattive per evitare scandali sulla sicurezza alimentare (come l’indicazione sulle confezioni della data di vendita raccomandata) e modernizzazione dei processi operativi al fine di garantire che siano sempre aggiornati.

  • Questi sono solo alcuni dei fattori che gli investitori dovrebbero prendere in considerazione quando esaminano il settore alimentare sotto il profilo delle tematiche ESG. Ci sono molte sfumature da considerare in questa industria. La sicurezza alimentare può avere effetti potenzialmente distruttivi sia sulla società che sui consumatori. Le aziende che si assumeranno la responsabilità di gestire tali rischi riusciranno a distinguersi.





This Content Component encountered an error