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Taxi for Uber? Technology and disruption

Effetto Uber… tech unicorn al bivio

Cosa dire del 2017? Politicamente è stato l’anno della Brexit e anche l’anno di Trump alla riscossa. Ma dal punto di vista economico è stato indubbiamente, ancora una volta, l’anno della tecnologia.

L’indice NASDAQ delle società tecnologiche americane ha trainato i mercati globali, guadagnando quasi il 30% nel corso dell’anno. Segue a poca distanza l’indice S&P500, che comprende molti titoli tecnologici, in aumento di quasi il 20% nel 2017. Le ragioni della recente forza del settore sono state ben documentate, e molto si è scritto sui cosiddetti FANG (Facebook, Amazon, Netflix e Google). I quattro giganti tecnologici hanno trainato gli indici al rialzo mentre gli investitori continuano ad attribuire grande valore alla leadership forte di questi colossi, al posizionamento di mercato e alla crescita (anche potenziale) di utili e flussi di cassa.

Anche i mercati privati hanno riportato ottimi risultati, ugualmente sospinti dai titoli tecnologici, con una rapida proliferazione di unicorni, società private che vengono valutate oltre il 1 miliardo di dollari.

Ogni nuova fase di finanziamento sembra confermare che queste realtà (prevalentemente) tecnologiche creano valore.

Tuttavia, tra Natale e Capodanno, ci è stato ricordato che le valutazioni non sono sempre al rialzo. Al contrario, abbiamo potuto constatare cosa succede a queste società quando qualcosa va storto. Uber ha annunciato con entusiasmo che un consorzio guidato da Softbank avrebbe acquisito una partecipazione del 17% nella società per 9 miliardi di dollari, acquistando un mix di azioni nuove ed esistenti. L’operazione ha immesso nella società capitali freschi per circa 1,25 miliardi di dollari.

Guardando più nel dettaglio però è emerso che le azioni esistenti acquistate dal consorzio Softbank sono state valutate a uno sconto del 30% rispetto al finanziamento precedente, in un’offerta di acquisto che ha registrato un eccesso di domanda anche a questo prezzo.

Annus horribilis

Oggi si può dire che il 2017 è stato un annus horribilis per Uber: la società è stata dilaniata dalle preoccupazioni per la sua struttura, la sua cultura e il suo business model. Ma siccome Uber è una società privata, questa è la prima volta che siamo in grado di approfondire la sua situazione e constatare i danni che sono stati apportati nel corso del 2017 al valore della società.

Con il nuovo CEO, Dara Khosrowshahi, Uber oggi ha la possibilità di tornare in traiettoria. La governance pare già in miglioramento e il nuovo team sembra aver imparato dagli errori del passato.

Ma l’atmosfera che circonda molti di questi colossi tecnologici sta cambiando.

Vengono sottoposti a un controllo pubblico maggiore in merito alla loro natura e ai loro obiettivi.

Il Financial Times, nell’articolo di apertura di Capodanno, ha scritto: “I colossi della gig economy come Uber devono iniziare a ripensare ai loro modelli, costruiti intorno alla volontà di aggirare i regolamenti e le leggi fiscali”.

Quando Uber e altri unicorni del settore tecnologico hanno definito il loro business, hanno dato molto peso all’effetto dirompente delle innovazioni che promuovevano. Di sicuro non sono nati con l’intento di raggiare il sistema fiscale e normativo, tuttavia un “ripensamento” su questi temi, nel caso di unicorni avviati in tale direzione, non basterà a far aumentare i profitti.

Un sogno spezzato

Uno dei libri di economia più popolari dell’anno scorso è stato Move Fast and Break Things di Jonathan Taplin. Il titolo riprende una frase del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, sugli effetti dirompenti del cambiamento. Taplin, nel suo saggio, inveisce contro le fake news, contro i monopoli digitali, contro il marketing occulto. Egli sostiene che Internet, iniziato come un sogno, si è trasformato in un incubo. Racconta in che modo le società ne hanno tratto profitto, spostando in massa i ricavi dalle tasche di creatori e proprietari di contenuti a quelle dei grandi monopoli digitali. Per quanto molte idee di Taplin non siano pienamente condivisibili, la sua ansia nei confronti del potere del settore tecnologico si va diffondendo.

Infine, non passa giorno senza che un politico non obietti contro l’abuso di potere di queste nuove élite tecnologiche.

Sembra che, su scala globale, la politica abbia puntato i riflettori sulle società tecnologiche.

Questo potrebbe portare a un cambiamento nel loro comportamento e forse anche nella loro redditività. Staremo a vedere.

Il settore tecnologico su scala globale comprende alcune delle migliori società al mondo e alcune delle migliori leadership su scala globale, oltre ad assumere le più brillanti menti del pianeta. Dunque continua a offrire enormi opportunità. Ma sembra che il vento stia cambiando. Occorre fare attenzione.





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