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Déjà vu in Spanish

Come si dice déjà vu in spagnolo?

Nel 2018, per i leader populisti dell’America Latina i fatti parleranno più chiaro delle parole.

Circa due latinoamericani su tre saranno chiamati a scegliere un nuovo leader nei prossimi 12 mesi. Ad anticipare il lungo ciclo elettivo sono stati il Cile e l’Honduras. Brasile, Colombia, Costa Rica, Messico, Paraguay e forse il Venezuela seguiranno a ruota nel corso dell’anno.

Gli osservatori sono preoccupati per le ripercussioni di possibili fenomeni populisti in America Latina. Certamente qualche ripercussione ci sarà poiché questo trend politico non si è esaurito. Diversi paesi hanno finito per eleggere dei leader populisti negli anni 2000, imprimendo una virata verso sinistra nota come Pink Tide, marea rosa.

Una fragile prosperità

Persino in un’epoca di prezzi delle materie prime elevati e di una domanda pressoché illimitata di risorse naturali da parte della Cina, alcuni di questi modelli populisti sono falliti rapidamente, come i Kirchner in Argentina e gli eredi di Hugo Chavez in Venezuela. Altri modelli economici, come quello brasiliano, hanno invece avuto più successo e sono riusciti a migliorare molto gli standard di vita, facendo crescere in questo paese la classe media del 50% nel solo periodo compreso tra il 2003 e il 2009.

Eppure anche il modello brasiliano è apparso fragile di fronte al brusco calo dei prezzi delle materie prime, evidenziando il fatto che la crescita aveva fatto affidamento su un’insostenibile espansione del credito. Improvvisamente, anche là dove le forze liberali erano state sostenute dai prezzi elevati delle materie prime, come per esempio in Messico e in Cile, queste si sono trovate sotto assedio. Ed è qui che la Pink Tide, la marea rosa, è decollata.

Leadership in difficoltà

Molti paesi hanno introdotto sistemi di controllo incrociato, anche se poi spesso si assiste al tentativo di aggirarli. È quanto accaduto in Ecuador, dove un leader considerato di sinistra chiamato per l’appunto Lenin sta utilizzando lo strumento del referendum per superare l’impasse legislativo.

È una strategia molto rischiosa come ha dimostrato la Colombia. Di recente, i leader colombiani si sono trovati in imbarazzo, quando gli elettori hanno respinto con un referendum gli accordi di pace con le FARC, il gruppo armato ribelle di sinistra. La pace è sempre la benvenuta, ma questi episodi mostrano il potere del popolo nel far sentire la propria voce nei confronti dei governi. L’uso dei referendum può costituire un importante limitazione al tentativo di concentrare il potere intorno all’organo esecutivo.

La democrazia ritarda gli interventi

Vale inoltre la pena ricordare che molti di questi leader populisti difficilmente otterranno una vittoria assoluta, il che riduce la possibilità che essi promuovano cambiamenti politici di grande rilievo. Questo in genere vale per tutti i politici, populisti o meno. Il riformista, ma certamente non populista, Mauricio Macri in Argentina ha dovuto procedere con cautela con le sue proposte politiche, non avendo la maggioranza legislativa. Anche i risultati recenti in Honduras e Cile hanno dimostrato questo rischio.

Macri, da parte sua, ha cercato di ristabilire alcuni dei meccanismi di controllo e bilanciamento dei poteri che erano stati accantonati dai suoi predecessori. Per esempio, la Banca centrale ha un mandato indipendente e Macri ha ridato autorità all’Ente nazionale di statistica tanto bistrattato. Questi provvedimenti, così come è avvenuto anche in Messico, tesi rafforzare l’integrità delle istituzioni sono stati accolti bene dagli investitori.

Cambiare, ma a quale costo?

In molti paesi, dieci anni di crescita robusta hanno consentito alle istituzioni di prosperare poiché hanno evitato di frenare le ambizioni del potere esecutivo.

C’è il rischio che alcune di queste istituzioni si possano trovare in difficoltà col cambio di direzione imposto dalle forze populiste. In Brasile lo scandalo Lava Jato sulla corruzione ha dimostrato fino a che punto le élite del potere possono cospirare con le istituzioni, accendendo i riflettori sul sistema giudiziario e facendo emergere un fiume di illeciti commessi dai politici al potere.

In Messico, le riforme ampie ed efficaci del presidente Pena Nieto non sono riuscite a sedare le preoccupazioni dei cittadini su crimine, corruzione e standard di vita. La riduzione dei sussidi sulla benzina, benvenuta dagli investitori, ha reso Pena Nieto più impopolare di Trump all’inizio dell’anno.

Si prospetta una vera sfida per l’America Latina quest’anno. Il progresso sociale ed economico è un percorso faticoso e incerto. Ma un sistema istituzionale forte è un fondamentale sostegno per il progresso. Gli investitori non dovrebbero preoccuparsi tanto dell’orientamento politico o delle tendenze di un partito, quanto piuttosto chiedersi se queste ideologie lavorano per migliorare e promuovere le istituzioni oppure per metterle in pericolo.





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