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Chi credeva che il rischio politico in Europa si fosse esaurito?

  • 20nov 17
  • Paul Diggle Senior Economist, Aberdeen Asset Management

La crisi in Catalogna probabilmente non farà deragliare la ripresa nell’Eurozona. Ma ci sono diverse altre sfide politiche da affrontare.

I mercati non si sono lasciati troppo condizionare dagli avvenimenti in Catalogna. Probabilmente a ragione.

Dopo tutto è improbabile che la Catalogna ottenga l’indipendenza, almeno non nel prossimo futuro. Non sembra che la maggioranza dei cittadini nella regione sia favorevole a questa scelta (anche se la situazione potrebbe cambiare). Dal punto di vista costituzionale, la Spagna è uno stato unitario, indivisibile, dunque non è prevista una via legale verso l’indipendenza. Inoltre, la generale opposizione internazionale agli indipendentisti rende tutto più difficile.

Siamo ottimisti e crediamo che le cose non volgeranno (nuovamente) al peggio. Sembra che Madrid si sia resa conto un po’ in ritardo del danno che la violenta reazione da parte della polizia spagnola e della Guardia Civil ha avuto sulla sua autorità morale. Ma tra i nazionalisti catalani, fortunatamente, non si sono mai riscontrati episodi di opposizione violenta come quelli dei gruppi armati dei separatisti baschi.

Ci sono segnali che alcune società stiano trasferendo l’attività fuori dalla Catalogna, benché la portata dell’esodo sia assai discutibile.

La Spagna e l’Europa sono in grado di superare la crisi. Ci sono segnali che alcune società stiano trasferendo l’attività fuori dalla Catalogna, benché la portata dell’esodo sia assai discutibile. Alcune stanno semplicemente spostando la sede ufficiale, altre stanno trasferendo gli uffici e il personale in altre regioni spagnole. Potrebbe essere che i turisti evitino per qualche tempo Barcellona preferendo altre zone della Spagna. Questo ridurrebbe l’impatto netto sull’economia nazionale, che peraltro sembrava godere di buona salute prima di questa crisi. Infine la Catalogna non ha mostrato alcun interesse a lasciare l’euro, il che diminuisce l’eventualità di una crisi sistemica dell’Eurozona.

Questo non significa tuttavia che non ci siano dei rischi impliciti nella situazione in Catalogna. Le elezioni regionali del 21 dicembre potrebbero assegnare la maggioranza dei seggi a partiti che appoggiano l’indipendenza. E il deposto presidente catalano Carles Puigdemont, qualora tornasse a Barcellona, potrebbe diventare il fulcro di un movimento secessionista anche da dietro le sbarre.

Comunque, secondo la nostra analisi, la situazione catalana rimarrà una spina nel fianco per l’economia spagnola e per l’Eurozona, senza diventare la scintilla di una crisi economica nazionale e paneuropea.

Intanto nel resto d’Europa…

La preoccupazione più immediata riguarda l’Italia, con le elezioni previste per aprile 2018.

La preoccupazione più immediata riguarda l’Italia, con le elezioni previste per aprile 2018. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle anti-euro e anti-establishment sono testa a testa nei sondaggi. L’esito più probabile è una grande coalizione instabile formata dal centrosinistra, ormai frammentato, e dal centrodestra di Berlusconi, che poco farà per portare avanti le necessarie riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno. Ma c’è anche la possibilità che si formi una coalizione populista che comprenda Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Lega Nord. Una coalizione di questo tipo potrebbe tentare di indire un referendum sull’uscita dall’euro, il che, considerata la mole di debito denominato in euro dell’Italia, costituirebbe una grave minaccia di una crisi sistemica per l’Eurozona.

Nel frattempo, la rinvigorita amicizia tra Francia e Germania potrebbe essere messa alla prova quando il presidente francese Emmanuel Macron inizierà a presentare in concreto ai dubbiosi tedeschi alcune delle sue proposte politiche, come quella relativa al Fondo Monetario Europeo.

Ungheria e Polonia stanno diventando, per usare le parole dello stesso primo ministro ungherese Viktor Orban, “stati illiberali”.

Infine, diversi paesi dell’Est Europa si stanno lentamente allontanando dal solco europeo del pluralismo democratico. Ungheria e Polonia stanno diventando, per usare le parole dello stesso primo ministro ungherese Viktor Orban, “stati illiberali”. Così come, i movimenti populisti contrari all’immigrazione hanno guadagnato molto consenso alle ultime elezioni sia nella Repubblica ceca che in Austria. Un’altra estate di afflussi massicci di immigrati e rifugiati potrebbe allontanare ulteriormente l’Europa orientale da quella occidentale.

Chi credeva davvero che il rischio politico in Europa si fosse esaurito?





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