Turn on Javascript in your browser settings to better experience this site.

Don't show this message again

This site uses cookies. By continuing to browse the site you are agreeing to our use of cookies. Find out more

Borse e società quotate, davvero “questa volta è diverso”?

Malgrado non sia la Borsa più antica del mondo, il London Stock Exchange può vantare una storia di oltre 300 anni.

I primi broker azionari vennero banditi dal centro del commercio londinese, il Royal Exchange, per la loro litigiosità. Presero quindi a riunirsi presso la Jonathan’s Coffee House in Change Alley. Qui, uno dei precursori dell'intermediazione finanziaria, John Castaing, iniziò ad affiggere i prezzi delle azioni, delle materie prime di base, come sale e carbone, e i tassi di cambio. Da allora, la Borsa valori ha subito un processo di costante metamorfosi, lasciando Change Alley per Sweetings Alley, spostandosi poi a Threadneedle Street fino a insediarsi nella sua attuale residenza su Paternoster Square.

Anche la natura dei titoli scambiati è profondamente mutata, fornendo un buon numero di lezioni sull'indole di questa attività e sullo sviluppo dell'economia globale.

A dominare le prime attività di Borsa erano società per azioni come la Compagnia Britannica delle Indie Orientali, di pari passo con l'espansione dell'Impero britannico. A tempo debito, il sole è poi tramontato sia sull'Impero che sulla Compagnia delle Indie Orientali.

Alti… e bassi

Nel XIX secolo, fu la costruzione di canali a tenere banco e le relative compagnie scalarono i listini azionari. Tuttavia, l'entusiasmo fu di breve durata poiché l'avvento delle ferrovie ridimensionò l’utilità dei canali, lasciando gli azionisti impoveriti.

Nel 1890 venne quotata la Coats presso il London Stock Exchange. Questa società fu l'epicentro della fiorente industria globale dei filati e nel 1910 era diventata la terza società più grande del mondo, dopo Standard Oil e US Steel. Ma anche il suo destino venne segnato dal progresso tecnologico e dalla comparsa di alternative più economiche. Coats è tuttora in affari, ma lungi dalle grandiose dimensioni di un tempo.

Come ebbe a dire Karl Marx, non proprio un sostenitore del capitalismo: "La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa".

Il settore tecnologia, media e telecomunicazioni (TMT) del Regno Unito rappresenta un buon esempio, nella storia recente, di eccessivo ottimismo da parte degli investitori, convinti che il sipario non sarebbe mai calato su un segmento di mercato allora in ascesa. Ma il comparto TMT ha infine raggiunto i suoi massimi nel 2000, al 32% della capitalizzazione del mercato UK, per poi precipitare toccando il minimo del 12% nel 2002.

Analogamente, nel 2008 si era fatto un gran parlare del superciclo dei prodotti minerari, che sembravano apparentemente immuni dalle leggi dell'economia. Invece non lo erano, e un settore che al suo apice aveva raggiunto il 10% del mercato oggi langue su livelli dimezzati.

Infine le banche! Che nel 2007 hanno raggiunto il culmine della loro corsa al 12% del mercato globale, mentre affermavamo fiduciosi che grazie a un intelligente ripartizione del rischio all'interno del sistema finanziario “questa volta sarebbe stato diverso”. Ma non è stato così, e le azioni bancarie hanno seguito il solito copione, dimezzando il proprio valore.

Davvero “questa volta è diverso”?

Ebbene, quali sono oggi i settori più in voga a livello globale e quali società al loro interno potrebbero seguire la stessa sorte di Coats, dei grandi canali o della Compagnia Britannica delle Indie Orientali?

L'equivalente odierno di Coats, nonché la terza società più grande del mondo, non è altri che Facebook. Si può essere sicuri che il suo destino non seguirà quello del famoso produttore di filati? Facebook conta quasi due miliardi di utenti e ciascuno di essi dedica quasi un'ora al giorno a comunicare sulla piattaforma. Ma davvero le persone possono passare più tempo di così su quel sito? C’è ancora qualcuno là fuori che deve entrare a far parte della tribù? È giusto considerare Facebook un editore con responsabilità più ampie che devono essere regolamentate? Molti governi la pensano così. Gli azionisti farebbero bene a non trarre conclusioni affrettate.

Più in generale, è l'intero settore tecnologico degli Stati Uniti a sembrare inespugnabile: chi potrebbe mai immaginare il futuro senza Apple, Amazon e Microsoft?

Tutte società di alta qualità, con bilanci solidi e leadership illuminate. Eppure, che fine hanno fatto Yahoo, IBM e Blackberry? Sembravano avere il mondo ai loro piedi, ma commettendo alcuni passi falsi hanno perduto clienti.

L'unica costante è il cambiamento

La lezione che si può trarre studiando la storia delle Borse è molto chiara. Le società più grandi e di maggiore successo al mondo si avvicendano nel tempo.

Settori diversi ascendono e ridiscendono con il trasformarsi delle economie in continuo adattamento.

È difficile prevedere cosa ci aspetta dietro la prossima curva: se soltanto le compagnie dei canali avessero capito l'importanza delle ferrovie, se soltanto Coats avesse previsto i cambiamenti nell'industria tessile mondiale, se soltanto avessimo cancellato l’espressione superciclo dei prodotti minerari dal vocabolario degli investimenti.

Formulare previsioni è oggi più arduo che mai, poiché la tecnologia si evolve compiendo passi da gigante. Prima di nutrire eccessiva fiducia nei trionfi di oggi, si dovrebbero dunque tenere a mente le lezioni impartite dalla storia.

Come ricordiamo spesso, le performance passate non sono indicative dei risultati futuri... Forse in questo caso potrebbe essere proprio così.





This Content Component encountered an error