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Contracting: “Twas always thus”…

È sempre andata così nelle costruzioni?

Il caso Carillion, gigante dell’edilizia britannica ora in liquidazione, è una tragedia per molti: azionisti, obbligazionisti, dipendenti e appaltatori. È una tragedia anche per la reputazione del settore privato che partecipa agli appalti pubblici e purtroppo questa potrebbe essere la conseguenza più duratura. Vale la pena consolarsi tenendo a mente che forse "è sempre andata così", perlomeno nel mondo degli appalti.

La prossima volta che guarderete una partita di calcio o di rugby al Millennium Stadium di Cardiff, fermatevi un attimo a pensare alla John Laing Construction il cui fallimento è in larga parte attribuibile proprio alla costruzione di quello stadio. Molti sono d'accordo sul fatto che questo crocevia del rugby gallese sia uno dei migliori stadi sportivi del mondo, come affermava il CFO della John Laing: "Lo stadio è stato un progetto eccezionale," aggiungendo poi mestamente, "...con un risultato finanziario molto deludente ". Quel risultato si è rivelato ben peggiore di quanto avesse temuto: alla fine infatti la società perse non solo la sua indipendenza ma anche tutto il suo valore, e l'attività di costruzione fu ceduta a O'Rourke per la simbolica cifra di una sterlina.

Come si è visto tante volte in passato, l'eccesso di entusiasmo nella fase di offerta, unitamente a una sottostima dei rischi connessi, si può rivelare disastroso per la società e i suoi azionisti.

I più giovani sono sicuramente degli ammiratori del portentoso tunnel sotto la Manica, una delle meraviglie dell'ingegneria della fine del Ventesimo secolo, ma i lettori con qualche anno in più ricorderanno le angustie finanziarie che affliggevano chiunque fosse coinvolto nel progetto. Solo le capacità persuasive di Sir Alastair Morton, il co-presidente di Eurotunnel, hanno permesso di ottenere qualche guadagno dopo che i costi erano lievitati da 5 a 10 miliardi di sterline. In questo caso la complessità ingegneristica era l'ultimo dei problemi dell'azienda: la maggior criticità era infatti rappresentata dalla complessità finanziaria, ovvero il desiderio di completare il progetto senza il coinvolgimento del settore pubblico. Questo, unito a costi di sicurezza e ambientali imprevisti, ha intaccato le prospettive di rendimento inizialmente rosee.

Infine, vale la pena ricordare anche l'offerta che Carillion fece nel 2014 per Balfour Beatty. In quel periodo Carillion cercò di approfittare di una società che si trovava in difficoltà a causa (ironia della sorte) di appalti di costruzione che erano stati mal gestiti. Una revisione effettuata da KPMG per conto di Balfour Beatty confermò ciò che il mercato azionario aveva già compreso, ossia che le offerte per gli appalti erano state troppo basse e che queste commesse successivamente erano state gestite in maniera inadeguata. Il risultato? Una perdita di 317 milioni di sterline, svalutazioni per ulteriori 118 milioni di sterline e l’azzeramento del dividendo.

Tutto questo dove ci porta? In seguito al fallimento di Carillion ci saranno sicuramente molte inchieste, come è giusto che sia. Si dovranno individuare gli errori che sono stati commessi nella gestione e si dovrà tener conto di tutti i soggetti coinvolti. Tuttavia, le inchieste dovranno distinguere tra gli errori specificatamente commessi da Carillion e quelli connessi alla natura del mondo degli appalti in generale.

Gli appalti costituiscono un'attività a basso margine, con poche barriere d’accesso e che richiede un capitale esiguo.

In definitiva, i grandi contractor fanno supposizioni sulla complessità dell’opera da realizzare, ipotizzano i propri costi, calcolando un piccolo margine, e stabiliscono il prezzo del lavoro. Si aggiunga un po’ di leva e questo diventa un cocktail potenzialmente esplosivo.

Sembra improbabile che la natura di questo business cambi, ma se il disastro di Carillion deve insegnare qualcosa è che, se desideriamo che un passo avanti venga compiuto, sarà necessario un grande cambio nella mentalità collettiva, all’interno del governo, tra gli azionisti e i dirigenti delle aziende. Molto di più di quanto si è visto finora in seguito al fallimento di Carillion.





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