Turn on Javascript in your browser settings to better experience this site.

Don't show this message again

This site uses cookies. By continuing to browse the site you are agreeing to our use of cookies. Find out more

Winter is here, but a thaw could be on its way.

Tenetevi pronti al disgelo

Sono stato di recente a New York. Benché la neve e il freddo facessero respirare un’aria a dir poco gelida, ho trovato ancora più pungente l’aria di autocompiacimento che si respirava tra gli investitori.

Come altri mercati azionari in giro per il mondo, gli indici S&P500 e Dow Jones stavano in quel momento registrato massimi record, mentre il seguitissimo indice VIX già da un po’ sta evidenziando che la volatilità nei mercati azionari è su livelli minimi.

Certamente ci sono ragioni per essere positivi. I nostri economisti quest’anno si aspettano una crescita globale intorno al 4%, dunque ben oltre i tassi di crescita stagnanti di gran parte del periodo post crisi finanziaria. Nonostante un’attività economica così solida, l’inflazione è rimasta incredibilmente contenuta, consentendo alle principali Banche centrali del mondo di mantenere una politica monetaria accomodante oppure di intraprendere una stretta molto graduale.

Questa combinazione di fattori – crescita globale positiva, inflazione sotto tono e stretta monetaria graduale – ha aperto le porte a quello che gli osservatori definiscono un contesto di Goldilocks economy, economia riccioli d'oro, ovvero uno scenario economico che si regge sull’equilibrio fra né troppo caldo né troppo freddo. Il giusto.

Ho però la sensazione che molti investitori siano un po' troppo convinti che questa fase riccioli d’oro possa continuare per tutto il 2018 e oltre. Le cose non vanno sempre come la gente si aspetta.

La capacità dell’economia globale di crescere a ritmi oltre la media senza generare inflazione e senza scatenare una stretta monetaria si sta riducendo ora che la quantità di risorse inutilizzate dell’economia sta diminuendo.

Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso al 4,1% e potrebbe diminuire ulteriormente.

In Giappone la disoccupazione è ancora più bassa. Persino nell’Eurozona la forza della ripresa economica sta erodendo rapidamente la capacità inutilizzata.

Chiudere i rubinetti

Nel frattempo i rubinetti monetari che hanno sostenuto l’aumento indiscriminato dei prezzi degli asset negli ultimi anni vengono gradualmente richiusi.

I programmi di quantitative easing si stanno riducendo e i tassi di interesse stanno iniziando a salire. La Federal Reserve statunitense sta ora permettendo ai titoli in scadenza acquistati durante le diverse fasi del QE di uscire dal suo bilancio. E la Banca Centrale Europea potrebbe interrompere gli acquisti di asset entro la fine di quest’anno.

Ci sono anche rischi politici e geopolitici che potrebbero materializzarsi a turbare i mercati, per esempio in Medio Oriente, nella penisola coreana e in Europa.

Le prossime elezioni in Italia si preannunciano come una prova critica per verificare se la minaccia del populismo politico in Europa si possa considerare effettivamente archiviata.

Nel più lungo termine, le problematiche demografiche e una crescita mediocre della produttività continuano a fare da freno all’espansione economica mondiale. Naturalmente i mercati potrebbero continuare a risalire a prescindere da tali rischi. Tuttavia, di fronte al loro benevolo ottimismo, credo sia giunto il momento di essere un po’ più cauti.

Mi aspetto che la solidità dei bilanci e dei flussi di cassa delle società diventino fattori sempre più importanti nel determinare le performance azionarie nei prossimi anni. Un contesto in cui molti investitori hanno tutti la stessa visione rosea del mondo alla riccioli d’oro non fa che sottolineare l’importanza della diversificazione.

Spero che i miei peggiori timori non si concretizzino e che la forza dell’economia mondiale giustifichi l’attuale esuberanza dei mercati. Tuttavia gli investitori dovrebbero tenersi pronti anche a un brusco disgelo che potrebbe dissolvere rapidamente parte dei guadagni degli ultimi anni.

Questo articolo è stato pubblicato su Investment Week dell’11 gennaio 2018.





This Content Component encountered an error