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US earnings season - is it living up to the hype?

Ottimismo ai massimi per gli utili a stelle e strisce

La stagione degli utili statunitense è iniziata e gli investitori hanno gli occhi puntati sulle grandi società che si accingono a presentare i risultati sugli utili dei primi tre mesi del 2018. Tutto questo interesse è comprensibile. In fondo, si è trattato di un trimestre ricco di avvenimenti. I tagli fiscali promossi da Donald Trump avranno prodotto l’effetto sperato sugli utili societari americani? Che dire invece della volatilità del mercato azionario di febbraio e marzo, e dei PMI (Purchasing Managers’ Indices) inferiori del previsto che sembrano aver colto gli analisti di sorpresa all’inizio dell’anno?

Aspettative alle stelle

Il resto del mondo cerca una risposta a queste domande guardando agli Stati Uniti – principale economia e più grande mercato azionario del mondo. Da tempo le aspettative sugli utili aziendali sono piuttosto alte. Le stime per questa stagione degli utili statunitense erano alte sin dall’inizio del trimestre e tali sono rimaste. Solitamente gli analisti formulano una previsione iniziale sugli utili delle società che poi possono rivedere all’avvicinarsi della data della pubblicazione. Il rapporto tra le revisioni al rialzo e quelle al ribasso da parte degli analisti è espresso da un indicatore che, qualora positivo, indica che le revisioni al rialzo sono state più di quelle al ribasso. In questo caso, il rapporto è il più alto di sempre e ha superato persino quello della primavera del 2009, quando era in corso la ripresa dopo la crisi finanziaria globale.

Gli analisti rivedono al rialzo le stime sugli utili USA

Fonte: Thomson Reuters Datastream, I/B/E/S, 26 aprile 2018.

Questo ottimismo in una fase così avanzata è insolito. In passato, la tendenza degli analisti è stata di abbassare le stime all’inizio della stagione, con il risultato di far sembrare più alto il numero di società che rispettavano o superavano le aspettative. Si può discutere sul fatto che si trattasse di un artificio più o meno corretto, comunque oggi questa pratica non è più così frequente. La domanda è se senza questo piccolo “aiuto”, la percentuale di società che supereranno o rispetteranno le previsioni sarà inferiore o meno.

Anche le stime di crescita dell’utile per azione sono molto alte. In questo momento il dato è intorno al 23%, anche se gli analisti che omettono dal calcolo le componenti più volatili del mercato, come l’energia, fanno una stima del 21,4% circa. La crescita dell’utile per azione per il Q1 del 2017 era già piuttosto elevata, al 15,3%. Il rapporto di revisione delle stime di utile abbinato alle stime di crescita dell’utile per azione delinea uno scenario molto interessante per chi investe in azioni USA.

Molti osservatori attribuiscono la positività dei dati all’ottimismo sui possibili effetti dei tagli fiscali voluti da Trump e alla tendenza al miglioramento dell’economia globale nel più lungo periodo.

Perché le aspettative sono così alte? Molti osservatori attribuiscono la positività dei dati all’ottimismo sui possibili effetti dei tagli fiscali voluti da Trump e alla tendenza al miglioramento dell’economia globale nel più lungo periodo. Inoltre, la recente debolezza del dollaro potrebbe favorire le esportazioni americane, poiché rende i prodotti USA più convenienti per gli acquirenti internazionali. Il rapporto di revisione degli utili per gli esportatori in questo momento è più alto rispetto alle società maggiormente orientate al mercato interno; gli investitori devono però anche tener conto delle possibili implicazioni derivanti dall’intensificarsi delle tensioni commerciali globali su tali società.

La realtà riflette le aspettative?

Nel momento in cui scriviamo, una ricerca di Thomson Reuters riporta che 227 società dell’indice S&P 500 hanno pubblicato i risultati al 26 aprile. Tra queste, l’80% ha superato le previsioni (e con un ampio margine); in media le stime sono state superate del 6,8%. Sebbene queste aziende, per numero, rappresentino poco meno della metà dei costituenti dell’indice, le dimensioni di alcune delle società che hanno già pubblicato i risultati fanno sì che il dato rappresenti di fatto molto più della metà del valore complessivo dell’indice stesso.

Se si vuole prevedere l’andamento a fine stagione, occorre esaminare le reazioni ad alcuni di questi resoconti importanti. Alcuni titoli sono considerati un riferimento, una guida, sia per la stagione delle trimestrali negli Stati Uniti che per l’economia globale.

Tra questi c’è Caterpillar, società che produce macchinari pesanti, che ha pubblicato i risultati a fine aprile. La domanda dei suoi prodotti è un segnale della solidità del mercato immobiliare americano e dell’aumento della spesa per le infrastrutture. L’utile per azione del primo trimestre è molto più alto delle previsioni: 2,82 dollari rispetto a 2,13. Caterpillar ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni di utile per il resto del 2018, confermando di avere fiducia nel prosieguo della ripresa economica globale, in previsione di una “domanda robusta da parte dei clienti finali”. La reazione degli investitori alla notizia è stata interessante: inizialmente, la quotazione di Caterpillar è salita molto, del 4,5% circa rispetto alla chiusura del giorno precedente. La situazione però è volta al peggio quando gli investitori hanno avuto modo di esaminare tutti i dati presentati da Caterpillar, e a quel punto il titolo ha perso il 6,2% in un giorno. Sembra che si siano spaventati di fronte all’entusiasmo per i risultati del primo trimestre dell'azienda, che dovrà infatti riuscire a mantenere il passo per centrare le previsioni durante il resto dell’anno.

Il settore tecnologico trionferà?

Anche Alphabet, la capogruppo di Google, sembra sia stata colpita dalla tendenza degli investitori ad acquistarne il titolo, conservarlo in portafoglio per un po’, per poi rivenderlo dopo un avvenimento o una notizia. Come nel caso di Caterpillar, Alphabet ha superato le aspettative di utili e ricavi, e la quotazione è salita subito dopo l’annuncio. L’ottimismo tuttavia è scemato rapidamente e il titolo ha perso il 2,6% nella settimana successiva.

Il settore tecnologico negli ultimi mesi è stato oggetto di particolare interesse e speculazioni, non solo per la sua posizione predominante sul mercato e per le performance particolarmente brillanti nell’ambito dello S&P 500 negli ultimi anni, ma anche per via dei recenti scandali sul presunto utilizzo illegale dei dati degli utenti da parte delle società di social media. Facebook è stata in particolare nell’occhio del ciclone, ma almeno inizialmente sembra che gli investitori abbiano accolto con più convinzione la pubblicazione degli utili rispetto ad Alphabet. Facebook ha guadagnato il 5,26% nella settimana chiusa a fine aprile.

Apple, la più grande società del mondo ha divulgato i risultati il primo maggio con utili superiori alle aspettative. I primi segnali provenienti dai suoi principali fornitori erano stati scoraggianti. Diversi hanno riferito un rallentamento della crescita delle vendite verso la fine del primo trimestre. Invece il colosso di Cupertino è riuscito a superare le aspettative grazie anche ad altre fonti di ricavo oltre alla vendita di smartphone, soprattutto i servizi in abbonamento.

Sarà da considerare se ci sarà anche una ripresa degli acquisti di azioni proprie, cioè se le società utilizzeranno la liquidità in eccesso per operazioni di buyback. Questa procedura particolarmente popolare nel settore tecnologico (che grazie a una crescita molto robusta dispone di grande liquidità) riduce il numero di azioni disponibili sul mercato aperto, e teoricamente fa salire il valore e potenzialmente l’utile per azione dei titoli rimanenti. Si stima che i riacquisti di azioni proprie rappresentino in questo momento circa l’1,9% della crescita dell’utile per azione. Nelle prossime settimane, gli investitori sicuramente non vedranno l’ora di scoprire quali grandi società decideranno di compiere questo passo. Apple intanto lo ha già annunciato.





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