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Don’t get carried away about U.S. Treasuries

Non lasciatevi trasportare dai Treasuries

  • 29mar 18
  • Luke Hickmore Senior Investment Manager, Aberdeen Standard Investments

Il verbale dell’incontro di gennaio della Federal Reserve ha contribuito nelle scorse settimane a far salire i rendimenti dei Treasuries decennali intorno al 3%.

Per qualcuno si tratta di una barriera psicologica importante: il livello massimo raggiunto dai rendimenti dall’inizio del 2014 e circa 60 punti base in più rispetto a inizio anno. C’è chi ha suggerito che andare oltre questa soglia significherebbe la fine della fase rialzista del mercato obbligazionario che dura da oltre un quarto di secolo.

Dal nostro punto di vista, i timori che un rialzo dei rendimenti decennali oltre il 3% apra la strada a un mercato ribassista sono però alquanto irrazionali. Non c’è nulla di rilevante in questo. Ciò che conta è la causa della variazione del prezzo, non la variazione del prezzo di per sé. L’aspettativa di nuovi rialzi dei tassi ha fatto salire il rendimento.

Il rendimento decennale negli Stati Uniti è in parte ridisceso nei giorni successivi al picco, e probabilmente a un certo punto risalirà oltre il 3%. È tuttavia improbabile che possa restare su tale livello per molto tempo. In questo contesto, il numero tre non rappresenta una cifra particolarmente rilevante, considerato che la crescita del Pil nominale negli USA dovrebbe raggiungere il 5% nel 2019.

Detto questo, non è certo stato un periodo di normalità quello attraversato negli ultimi undici anni.

In passato, i fund manager obbligazionari in genere applicavano una regola empirica secondo la quale il Pil nominale tende a seguire lo stesso percorso del rendimento decennale. C’è una buona ragione alla base di questa convinzione: la produzione economica dovrebbe essere abbastanza in linea con il costo del denaro.

Detto questo, non è certo stato un periodo di normalità quello attraversato negli ultimi undici anni. Ci troviamo ancora in una fase di stimoli anomali da parte delle Banche centrali. La Banca centrale europea e la Banca del Giappone, e in qualche misura anche la Banca d’Inghilterra e la Federal Reserve, hanno gonfiato la loro situazione patrimoniale in questo lasso di tempo.

Man mano che la Federal Reserve abbandona il quantitative easing a favore della normalizzazione della politica monetaria, si assisterà a un ulteriore ridimensionamento del suo bilancio. Ma questa montagna di debito, unitamente all’indebitamento di imprese e consumatori, agirà naturalmente da freno sui rendimenti, impedendo che salgano per un periodo di tempo prolungato.





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