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Hurricane damages are estimated to have caused over $60 billion of insured losses.

I rischi catastrofali hanno bisogno di riassicurazioni

La stagione degli uragani nell’Atlantico e altri disastri naturali hanno ricordato quanta devastazione tali eventi climatici possono provocare. L’impatto dal punto di vista umanitario e socioeconomico può durare mesi, se non anni.

Volendo calcolare i danni provocati quest’anno, si può stimare che gli uragani Harvey, Irma e Maria abbiano causato perdite assicurate per oltre 60 miliardi di dollari. Questo farà del 2017 una delle stagioni degli uragani più costose di tutti i tempi e sicuramente la più distruttiva dal 2005. Quando accadono simili eventi climatici, poco frequenti ma di grande portata, un settore assicurativo e riassicurativo ben capitalizzato svolge il ruolo di rete di sicurezza fondamentale per contribuire alla ripresa delle comunità colpite.

Il mercato riassicurativo facilita il trasferimento e il contenimento del rischio per gli assicuratori ed è una componente importantissima nella filiera assicurativa. Il ruolo dei riassicuratori nel trasferimento del rischio aiuta le compagnie assicurative a proteggere gli utili, a ridurre la volatilità e soprattutto consente loro di continuare a fornire protezione e copertura ai consumatori.

Tradizionalmente, il mercato riassicurativo è stato dominato da grandi compagnie di riassicurazione, quotate in Borsa e sottoposte a rating.

Nel corso degli anni, il mercato ha sviluppato strumenti di investimento alternativi per gli investitori istituzionali alla ricerca di strategie riassicurative. Oggi, tali strumenti di investimento alternativi rappresentano un patrimonio gestito (AuM) di quasi 90 miliardi di dollari e investono in bond catastrofali (“cat bond”), riassicurazioni quota-share e altri strumenti riassicurativi collateralizzati, con molteplici profili di rischio-rendimento.

Una caratteristica in comune tra questi diversi strumenti è il fatto che possano essere interamente garantiti. A differenza dei riassicuratori sottoposti a rating, che in genere hanno una situazione patrimoniale fortemente indebitata, gli strumenti riassicurativi collateralizzati generalmente non ricorrono alla leva finanziaria; rivestono dunque un ruolo fondamentale nel mercato assicurativo poiché possono fornire una protezione garantita ai consumatori nei casi di eventi climatici che provochino perdite catastrofiche. In cambio, gli investitori vengono remunerati per aver messo a rischio il loro capitale attraverso premi annui a una o due cifre.

Vantaggi e rischi

Più in generale, l’opportunità di vendere strumenti riassicurativi si basa sull’aspettativa di un rendimento positivo lungo un intero ciclo: il prezzo dell’assicurazione compensa abbondantemente il rischio di un evento catastrofico. Per di più, tali strategie offrono una fonte di rendimento che non dipende dai tradizionali driver del mercato. In un contesto caratterizzato da bassi rendimenti, la mancanza di correlazione di questa strategia abbinata allo spread di alcuni strumenti insurance-linked rispetto agli asset risk-free, può costituire un interessante elemento di diversificazione del portafoglio.

La stagione degli uragani del 2017 ha portato all’erosione del capitale. Storicamente tali eventi costituiscono un buon entry point per investire nel segmento, proprio per l’aumento dei premi e delle opportunità di sottoscrizione nell’anno successivo. Per esempio, nell’ambito delle retrocessioni garantite, si stima che circa 9 su 30 miliardi di dollari di patrimonio gestito abbiano subìto, seppur in diversa misura, l’impatto della recente iperattività degli uragani nell’Atlantico.

Il ciclo dei prezzi assicurativi naturalmente attraversa alti e bassi, a seconda della domanda di copertura rispetto al capitale impiegato. Pertanto, i premi possono deteriorarsi rapidamente in una fase del ciclo di mercato meno positiva, un fenomeno che dovrebbe spingere gli investitori ad adottare un approccio più tattico rispetto a tale asset class.

Inoltre, le strategie più rischiose possono subire ingenti perdite in caso di un disastro naturale. In particolare, la maggior parte dei portafogli non può sfuggire al fatto di avere esposizione al rischio tempeste in Florida, considerando i volumi elevati di immobili assicurati in quella regione.

Infine, le previsioni del tempo e dei rischi climatici sono una scienza inesatta, soprattutto nel medio periodo di 6-12 mesi.

Gli investitori devono partire dal presupposto che gli eventi climatici sono imprevedibili e variabili di anno in anno e dovrebbero rettificare l’esposizione in base alle variazioni di prezzo.

Ricostruire le comunità

Questi fenomeni sollevano molte domande sul cambiamento climatico e sull’impatto che simili eventi catastrofici hanno sul rischio riassicurativo e sui costi causati dai danni. Non esiste ancora un quadro completo ed esaustivo dell’impatto complessivo del cambiamento climatico, in particolare del global warming, sugli uragani. Dopo l’uragano Katrina del 2005, il settore riassicurativo ha raffinato le tecniche per valutare la probabilità di un grave uragano e i modelli per la previsione dei sinistri sono stati rettificati aumentando le stime di probabilità. I modelli vengono continuamente modificati così da riflettere le scoperte della ricerca e della scienza sull’attività climatica.

In definitiva, a fronte dell’impatto dei più recenti disastri naturali, governi e cittadini sono impegnati nella fase di recupero successiva al danno e di ricostruzione delle comunità locali.

Vengono costruite nuove infrastrutture e nuovi immobili sulle macerie provocate dagli uragani; dunque è evidente la reale necessità delle assicurazioni contro eventi catastrofici, tenendo conto del ruolo che il capitale assicurativo svolge nell’aiutare le comunità locali a recuperare dopo tali eventi.

Per questo gli investitori istituzionali sono stati e continueranno a essere una componente determinante in un panorama riassicurativo in costante evoluzione.





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