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Alla conquista dei rendimenti: attivisti europei vs. statunitensi

Lo scorso giugno, Third Point, un importante investitore attivista statunitense, ha annunciato di aver rilevato una quota del valore di 3,5 miliardi di dollari del colosso alimentare europeo Nestlé, mettendo a segno uno degli investimenti più rilevanti di questo tipo.

Gli investitori attivisti acquistano strategicamente un gran numero di azioni di una società quotata per mettere il management della società stessa pubblicamente sotto pressione. Così facendo, sperano di innescare un cambiamento nella strategia aziendale che sblocchi valore per gli azionisti.

Nel 2017 altre società europee come AkzoNobel e Clariant hanno subito pressioni da parte di investitori attivisti statunitensi. Infatti, secondo i dati raccolti da Lazard, nel corso di quest’anno l'Europa ha attirato il 20% del capitale totale investito dagli attivisti statunitensi, rispetto a circa il 10% degli anni precedenti.

Viene dunque da chiedersi, perché questa tipologia di investitori americani attraversa l'Atlantico alla ricerca di nuovi obiettivi?

I rischi politici legati alle elezioni in Francia, Germania e Paesi Bassi sono rientrati e i recenti dati economici hanno delineato un quadro più incoraggiante.

Effettivamente il contesto economico in Europa appare, nonostante i disordini in Catalogna, più positivo di quanto non fosse a inizio anno. I rischi politici legati alle elezioni in Francia, Germania e Paesi Bassi sono rientrati e i recenti dati economici hanno delineato un quadro più incoraggiante.

Per di più, i titoli azionari europei hanno ampiamente sottoperformato rispetto a quelli statunitensi. Questo, in aggiunta alle quotazioni tirate dell’azionario statunitense, ha incoraggiato gli investitori a cercare potenziali opportunità in altre aree geografiche. La forza del dollaro USA rispetto alle valute europee ha poi conferito agli investitori statunitensi ancora più potere d'acquisto.

Inoltre, e forse questa è una delle caratteristiche distintive della regione, in alcune parti d'Europa la governance aziendale tende a essere marcatamente shareholder-friendly, cioè favorevole agli azionisti. Questo consente agli azionisti di avere un’influenza sulle società anche da posizioni di minoranza. In Europa, ad esempio, la figura del CEO è tipicamente subordinata al consiglio di amministrazione e raramente coincide con il presidente di una società. Gli azionisti di minoranza hanno un'influenza notevole sulle nomine del consiglio di amministrazione, laddove possono convocare assemblee straordinarie e aggiungere punti all’ordine del giorno delle assemblee dei soci. Al contrario, negli Stati Uniti il management di una società controlla gran parte del processo per la nomina di nuovi membri del consiglio di amministrazione e ottenere un seggio nel consiglio significa spesso affrontare un’onerosa proxy fight (una battaglia per le deleghe di voto).

Davide contro Golia?

Mentre in Europa l'attivismo è un sentiero meno battuto, gli Stati Uniti sono stati terreno fertile per gli investitori attivisti da quando corporate raider del calibro di Carl Icahn e T Boone Pickens sono diventati famosi negli anni '80, fino ad oggi, dove negli Stati Uniti ci sono diversi investitori attivisti multimiliardari che si contendono le opportunità di investimento. Ma quando si tratta di attivisti che investono in Europa, sono più avvantaggiati i gestori americani o quelli europei?

Ma quando si tratta di attivisti che investono in Europa, sono più avvantaggiati i gestori americani o quelli europei?

L'Europa è complessa e multi-giurisdizionale. Non solo le normative differiscono da stato a stato, ma gli investitori devono anche assimilare e comprendere le sfumature culturali all’interno della regione. Inoltre, quando si ha a che fare con il management e i consigli di amministrazione delle società, essere in grado di parlare la lingua nazionale è sicuramente un vantaggio.

Mentre i grandi gestori attivisti statunitensi dispongono delle risorse necessarie per assumere professionisti di esperienza (compresi consulenti esterni), la loro dimensione patrimoniale tende a limitare il loro focus solo alle large e mega cap. In genere, le società di maggiori dimensioni, in caso di attacco da parte di un attivista, hanno un management più preparato a reagire e sono maggiormente in grado di resistere alle richieste.

Per contro, gli investitori attivisti europei sono solitamente molto più piccoli e tendono a concentrarsi su società di minori dimensioni.

Per contro, gli investitori attivisti europei sono solitamente molto più piccoli e tendono a concentrarsi su società di minori dimensioni. Le società di dimensioni inferiori, oltre ad avere un management forse meno esperto e sofisticato, hanno maggiore probabilità di essere oggetto di fusioni o acquisizioni (M&A) e tendono a essere meno coperte in termini di ricerca sell-side.

Questi piccoli investitori attivisti europei possono davvero trarre vantaggio da una forte rete locale. Chi vanta un’esperienza di base in uno specifico settore, regione o paese dovrebbe essere favorito in termini di conoscenza delle società e dei rapporti con le stesse. Questo può essere utile sia quando si cercano nuove idee, sia quando si ha a che fare con il management e i consigli di amministrazione.

Lo scenario per l'attivismo azionario europeo è favorevole. Anche se i gestori europei non possono vantare i nomi o le dimensioni dei loro pari statunitensi, almeno dal punto di vista dei rendimenti si potrebbe benissimo assistere alla vittoria di Davide su Golia.





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