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Young workers are increasingly saddled with credit card debt on top of student loans.

Giovani e in debito

  • 03nov 17
  • Susan Anderson Senior Investment Strategist, Aberdeen Solutions

“Benedetti siano i giovani, perché erediteranno il debito di una nazione” Herbert Hoover.

Probabilmente i giovani di oggi scopriranno presto quanta verità c’è nelle parole di Hoover, quando dovranno adattarsi a vivere subendo le conseguenze della crisi bancaria del 2008. I cosiddetti Millennial, ovvero coloro che sono nati tra gli anni ‘80 e i primi anni 2000, posso contare su un reddito reale più basso rispetto alle generazioni precedenti. Lavorano in un contesto in cui il reddito cresce più lentamente dell’inflazione. E con la diffusione della gig economy e dei contratti a zero ore, spesso il reddito è meno prevedibile.

In una recente intervista alla BBC, il CEO della Financial Conduct Authority (FCA) ha evidenziato che tra le giovani generazioni aumenta il debito delle carte di credito.

In particolare ha fatto riferimento all’uso delle carte di credito per gestire la spesa familiare, come quella alimentare. I dati statistici raccolti l’anno scorso dall’ente di beneficenza Money Advice Trust confermano i timori dell’FCA. Hanno infatti rilevato che il 37% dei giovani tra i 18 e i 24 anni sono indebitati, escludendo l’impatto dei prestiti studenteschi.

Secondo Citizens Advice, negli ultimi due anni c’è stato un aumento del 34% nel numero dei giovani sotto i 25 anni che si rivolgono a forme di credito con costi elevati, come i prestiti sotto forma di anticipo sullo stipendio, affitto con riscatto, scoperto bancario e finanziamenti per vendita su catalogo. Il debito delle famiglie non garantito in Gran Bretagna, comprese carte di credito, scoperto bancario e prestiti auto, recentemente ha toccato quota 200 miliardi di sterline per la prima volta dall’autunno 2008.

In diminuzione la proprietà personale

L’immediata disponibilità di credito, abbinata alla flessione dei salari, ha spinto i giovani a rivolgersi al credito per acquistare beni di prima necessità. Secondo una ricerca condotta dalla società di revisione contabile PWC, uno su cinque giovani tra i 25 e i 34 anni ha ammesso di aver fatto ricorso al credito per questo scopo, rispetto al 6% degli ultracinquantacinquenni. I giovani devono far fronte a crescenti pressioni derivanti dai prestiti studenteschi dato che i costi per l’educazione aumentano, e così anche gli interessi passivi, in un periodo in cui il reddito reale è sceso di oltre il 10% per la fascia tra i 22 e i 39 anni di età.

È in forte diminuzione anche la proprietà di beni.

Nel Regno Unito possedere una casa faceva parte del passaggio all’età adulta. Invece, oggi, per i giovani la prospettiva di acquistare una casa si allontana nel tempo, ancor di più dopo la crisi finanziaria del 2008.

Un rapporto dell’ONS sull’accessibilità degli immobili nel 2016 ha evidenziato che, in media, un lavoratore può aspettarsi di pagare per una casa una cifra pari a circa 7,6 volte il proprio reddito annuo rispetto a 3,6 volte nel 1997. L’aumento dei prezzi immobiliari ha superato molto l’inflazione dei salari nello stesso periodo, dunque non ci stupisce che le giovani generazioni decidano di affittare. Queste dinamiche si ripercuotono dunque sulla domanda di locazioni e fanno salire i prezzi dei canoni di locazione in modo esponenziale.

I dati presentati nel 2016 da Money Advice Trust hanno rivelato che il costo per affittare un bilocale è salito tanto che i giovani devono spendere circa la metà del loro stipendio per pagare l’affitto.

Il gap generazionale

Negli ultimi dieci anni, una generazione di giovani ha vissuto in un’economia caratterizzata da bassa inflazione, bassa crescita e bassi tassi di interesse che non li spinge certo a risparmiare o ad acquistare beni. Persino le prospettive della pensione sono cambiate rispetto ai loro genitori, dato che i fondi pensione a prestazione definita hanno lasciato spazio a quelli a contribuzione definita. Il mese scorso abbiamo saputo che il tasso di inflazione è salito al 3%, questo significa che la pensione statale aumenterà di conseguenza, alimentando ulteriormente il divario generazionale.

Incoraggiare una cultura del risparmio e della casa di proprietà in una generazione che di fatto ha ereditato il debito di una nazione, e fatica ad acquistare beni, è una tendenza preoccupante per il capitalismo. Sembra che il governo abbia preso atto della necessità di risolvere problematiche come quella dei prestiti studenteschi e la difficoltà nella gestione del debito. In un mondo in cui è molto più facile accumulare debito che capitali, i politici devono trovare una soluzione oppure il gap generazionale non potrà far altro che ampliarsi.





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